April 22, 2026

Digital Product Passport nell'industria del metallo: cosa cambia con ESPR 2024/1781 e come prepararsi entro il 2027

Digital Product Passport nell'industria del metallo: cosa cambia con ESPR 2024/1781 e come prepararsi entro il 2027

Il Regolamento (UE) 2024/1781 – noto come ESPR – è entrato in vigore il 18 luglio 2024 e introduce, per la prima volta a livello europeo, l’obbligo di un Digital Product Passport (DPP) per la maggior parte dei prodotti immessi sul mercato UE. Ferro e acciaio rientrano nel primo gruppo prioritario individuato dalla Commissione nel Piano di lavoro ESPR 2025–2030. Per i produttori italiani con fatturato sopra i 50 milioni, l’orizzonte operativo è il biennio 2027–2028: la finestra utile per arrivare preparati è ora.

Cos’è il Digital Product Passport

Un record strutturato di dati, accessibile tramite un supporto fisico (QR code, NFC, data matrix), che rende disponibili informazioni su composizione, origine, prestazioni ambientali, durabilità, riparabilità e fine vita. Lo standard tecnico di riferimento adottato dalla Commissione è GS1 Digital Link. Nella siderurgia significa rendere leggibili lungo la filiera dati che oggi vivono in PDF non strutturati: certificati 3.1 EN 10204, EPD, analisi chimiche, percentuali di rottame, intensità carbonica.

Cosa richiede ESPR

Per ferro e acciaio, il primo atto delegato è atteso entro il 2026, con una fase di transizione di 18 mesi. Gli ambiti obbligatori includono: durabilità, riparabilità e riciclabilità misurabili; contenuto di materiale riciclato; impronta di carbonio armonizzata; presenza di SVHC con collegamento al database SCIP (oltre 15 milioni di notifiche dal 5 gennaio 2021); istruzioni di smontaggio e fine vita. ESPR converge con CSDDD (Direttiva 2024/1760) e CBAM (Regolamento 2023/956), già operativo dal 1° gennaio 2026.

Perché partire ora

Per un’azienda con processi ISO 9001 e 14001, la maggior parte dei dati esiste già: si trova in MES, ERP, LIMS e nei certificati di colata. Il problema è la frammentazione tra funzioni e formati non machine-readable. Partire ora consente di evitare la rincorsa regolatoria del 2027, sfruttare la tracciabilità come leva commerciale verso i buyer europei e preparare la convergenza con CBAM.

I nodi da sbloccare

1. Data ownership. Senza una regia chiara, il dato resta un costo. Con una governance strutturata (Qualità + Operations) diventa un asset strategico: più controllo, meno inefficienze, decisioni più rapide.

2. Interoperabilità di filiera. Il DPP non è un esercizio interno: è un passaporto commerciale. Standard come GS1 Digital Link permettono di parlare la stessa lingua dei buyer europei e posizionarsi come fornitori affidabili e trasparenti.

3. Sicurezza e confidenzialità. Condividere dati non significa esporsi. Un’architettura con accessi profilati e credenziali verificabili consente di valorizzare le informazioni chiave proteggendo il know-how aziendale.

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